domenica, 17 febbraio 2008
Non so quanti hanno letto o ascoltato i punti programmatici presentati da Veltroni a sostegno del"si può fare", lo slogan lanciato dal PD per cambiare l'Italia..
Ve li ripropongo, sperando in una serena e costruttiva discussione.....

  1-  Modernizzare le infrastrutture e la qualità ambientale
  2-  Crescita del Mezzogiorno
  3-  Controllo della dinamica della spesa pubblica e suo aumento di produttività
  4-  Riduzione delle tasse per i lavoratori dipendenti e autonomi
  5-  Aumentare l'occupazione femminile e sua uguaglianza nel mercato del lavoro
  6-  Aumentare il numero della case in affitto 
  7-  Sostenere il livello demografico con l'istituzione della 'dote' fiscale per ogni figlio a partire da 2.500 euro di detrazioni pro capite
  8-  Modernizzare la scuola e potenziare la ricerca ai vari livelli 
  9-  
Lotta alla precarietà con standard minimi per tutti attraverso la creazione di una Agenzia nazionale
10-  Garantire la sicurezza dei cittadini
11-  
Riforma del sistema giustizia a partire da snellimento dei processi
12- 
Innovazione tecnologica portando la banda larga in tutta Italia e garanzia per una Tv di qualità

video:     Veltroni, ecco i 12 punti Veltroni, ecco i 12 punti

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categoria:politica, informazione, partito democratico
giovedì, 24 gennaio 2008
In queste ore ci sarà chi esulta per la sconfita di Prodi al Senato. I festeggiamenti sono addirittura cominciati in Aula, un attimo dopo che Marini ha dato conto del voto, ufficializzando la mancata fiducia al governo. Tra abbracci e tappi di spumante la destra ha trasformato Palazzo Madama in una sala da ballo. Dai filmati trasmessi in tv sembrava di assistere ad una sorta di veglione. Uno sguaiato veglione della vittoria.

Personalmente non ho gioito. E come me sicuramente molti milioni di uomini e donne preoccupati per le sorti di questo Paese, per la difficile e incerta prospettiva politica, per il futuro.

Solo 20 mesi fa l'Unione, sospinta da noi tutti, aveva cacciato via Berlusconi, aprendo una stagione di speranza legata ad un reale processo di trasformazione dell'Italia. Qualcosa si è fatto. Ma un po' per l'insufficienza dei numeri, un po' per le contraddizioni interne alla coalizione, alla fine - come spesso accade alla sinistra - ci si è persi per strada.

Ora il pericolo è che "loro" ritornino, cancellando anche quelle tante o poche importanti riforme realizzate, godendo così dei sacrifici sopportati per risanare disavanzo economico e finanze traballanti assunte in eredità nel 2006.
Ora il pericolo è una forte disaffezione di quanti, tra le nostre file, sono forse restati delusi dall'azione e dall'esito del governo, da come sono complessivamente andate le cose.

Non sarà nè facile nè semplice nelle settimane e nei mesi che verranno riannodare il filo di un discorso non sempre ben armonizzato e purtroppo precocemente interrotto. In 20 mesi molte cose sono accadute, ma altrettante (è bene dirlo) pur auspicate non hanno mai nemmeno visto la luce. Comunque ci sarà modo e tempo per le analisi, per stilare gli elenchi delle cose non fatte, per denunciare responsabilità, omissioni, tentennamenti e (spero) per ricominciare. 
In questo momento prevale lo sconforto e una certa amarezza di fondo per quei voti mancati all'appello.
Stasera, voglio dirlo forte, lo sconfitto non è Prodi, ma la politica...

A presto Vladimir
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categoria:politica, sinistra, controcanto, società, resistere
giovedì, 24 gennaio 2008
In questo gennaio freddo e tempestoso l'unico con le idee davvero chiare è lui, il senatur, Umberto Bossi:«o si va al voto oppure facciamo la lotta di liberazione. Ci mancano un po' di armi, ma prima o poi quelle le troviamo»...
Non c'è che dire. Forse no... qualcosa, una parola piccola piccola posso aggiungerla: POVERA POLITICA! e poveri noi.
 
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categoria:politica, satira, informazione
lunedì, 21 gennaio 2008
«Il Sud muore tra rifiuti e Cuffaro»

A dirlo è lo scrittore Andrea Camilleri, intervistato per L'Unità da Cotroneo
Una bella conversazione, ricca di considerazioni sul presente e sulla storia del meridione d'Italia.
Imperdibile....
Eccovi il link:
 http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=72265
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categoria:cultura, politica, società, mafie
venerdì, 18 gennaio 2008
Basta lacrime di coccodrillo. Il tempo delle parole è finito.
Solo in Veneto 8 morti in 15 giorni. Il 2008 e' iniziato davvero male.
Non si puo' piu' far finta di niente


Il Porto di Marghera - foto Ansa - 370*134 - 18-01-07

Marghera, due operai asfissiati
mentre pulivano una stiva

e non si fa a tempo ad inghiottire questo boccone amaro che la cronaca segnala
 altri due morti
Aggiornamento:
anche di domenica si muore a Ravenna e Canicattì

lunedì, 14 gennaio 2008
Ecco la vera faccia

Scrivere e dire "razza padrona" non è, come qualcuno con addosso gli abiti di una presunta modernità va cianciando, rispolverare anacronistici termini fermi al '68.
Già nel mio ultimo post denunciavo il paradosso dell'operario sospeso da "lor signori" per le sue continue denunce sulla mancanza di sicurezza all'interno del reparto officina delle fonderie Pilenga di Bergamo. Ma se quello era un paradosso, di per sè inaccettabile, come dovremmo allora definire il documento segreto elaborato dalla dirigenza aziendale e scoperto dagli inquirenti nel corso delle indagini sulla tragedia della Thyssen Krupp di Torino? 

I fatti sono noti. Basta
leggere i giornali di oggi per scoprire che, per le teste d'uovo della Thyssen, i responsabili del rogo sono gli operai, perennennemente distratti sul lavoro; che l'unico sopravvissuto, accusato di protagonismo televisivo, grazie alla morte dei suoi compagni è divenuto un divo del piccolo schermo; che il clamore montato dai media per raccontare la tragedia  è stato "suggerito" alle redazioni per nascondere le difficoltà del governo Prodi. 

Razza padrona... lo dico e lo scrivo e lo urlo senza alcun timore di fare anch'io dell'archeologia sociale, di scavare fossati o di indossare abiti ideologicamente fuori moda. Lo dico e lo scrivo perchè è il racconto che appartiene all'oggi, a questo presente ancora colmo di ingiustizie, prepotenze, abusi, mancanza di diritti, di bassi salari, di uomini e donne e ragazzi che muoiono per sopravvivere. Altro che archeologia.. altro che dietrologia. Si vergognino i dirigenti della Thyssen: come si fa a minacciare sanzioni disciplinari contro i lavoratori per danni all'immagine aziendale?.. Ma di che pasta sono fatti costoro? a quale cultura e a quale umanità pensano di appartenere?

Rabbia e indignazione però non bastano a contrastare l'oscenità di tali filosofie aziendali. Serve capire, comprendere a cosa mirano. La storia e l'esperienza ci insegnano che lor signori non agiscono mai a casaccio, che le loro azioni sono finalizzate ad un utile immediato o spostato nel tempo.
Scegliere la via dell'intimidazione o dell'arrocco vittimistico basato su presunte campagna mediatiche contro l'azienda o dell'accusa rivolta ai lavoratori di essere solo aspiranti divi televisivi in cerca di popolarità, mira in realtà ad occultare e minimizzare le vere responsabilità dell'azienda sui motivi che hanno causato la morte di sette lavoratori. Responsabilità, è bene non dimenticarlo, penali, che saranno oggetto e materia di processo. E in ballo ci sono soldi, risarcimenti, strategie produttive e il futuro dei 150 lavoratori ancora in carico alla Thyssen di Torino.

A presto
Vladimir

Link:
Thyssenkrupp: cinismo e superficialità
Lacrime e debiti La Spoon River degli scampati
"Quei dirigenti sono persone dalla doppia faccia"
 
Quei “commedianti” degli operai Thyssen
sabato, 12 gennaio 2008

Denuncia insicurezza, l'azienda lo sospende...

Sospeso tre giorni dal lavoro, senza retribuzione, dopo aver segnalato una serie di situazioni di pericolo nel reparto in cui presta servizio da anni.
È successo alla fonderia Officine Pilenga di Comun Nuovo, in provincia di Bergamo.
La denuncia arriva dalla Cgil: «Nel reparto officina, dove operano torni, frese e foratori - spiega Valter Albani, responsabile dei lavoratori per la sicurezza - un operaio diligente e con elevata professionalità ha cominciato a segnalare ai suoi responsabili situazioni di pericolo oggettivo: mancanza di carter, sistemi di purificazione dei vapori non funzionanti, olio e acqua chimica sul pavimento».

Ma le numerose segnalazioni verbali, continuate per anni, non hanno mai - secondo Albani - avuto effetto. Così il dipendente ha deciso di evidenziare i problemi sugli spazi liberi dei fogli di produzione giornalieri che devono essere compilati ad ogni turno. L'uomo è stato però convocato dal caporeparto: «Gli è stato detto - aggiunge Albani - che non era quello il modo di segnalare i rischi. Bisogna farlo verbalmente, o tramite apposite schede, che però io non ho mai visto». Il lavoratore sarebbe stato perfino accusato di mobbing: continuando a segnalare le situazioni di pericolo sui fogli di produzione avrebbe messo a rischio la salute del caporeparto.

L'operaio sospeso per tre giorni, senza retribuzione, si chiama Giolivo Zanotti, residente nello stesso Comun Nuovo,ha 54 anni e da sei lavora nel reparto officina delle fonderie Pilenga.
Oggi ha scontato il suo secondo giorno di riposo forzato e ancora non sa quando dovrà scontare il terzo: «Stanotte sarei dovuto andare a lavorare, invece sono a casa in punizione e senza stipendio».

L'operaio sta valutando ora l'ipotesi di portare l'azienda in tribunale: «In televisione vedo le marce di solidarietà per i morti sul lavoro - aggiunge - mentre la mia azienda mi dà del demente, cercando di zittirmi in ogni modo. Questo accade nonostante l'Asl, informata dei fatti, abbia già eseguito numerosi sopralluoghi».

La fonderia Pilenga dà lavoro a circa 240 operai e si occupa principalmente della realizzazione di componentistica per automobili. Nel 2007, nel solo reparto officina, ci sarebbero stati cinque infortuni sul lavoro, causati dall'olio presente sul pavimento. 

Lascio a chi legge ogni considerazione.
A presto
Vladimir

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categoria:informazione, società, morti bianche
martedì, 08 gennaio 2008
Costituzione della Repubblica
Art.1
"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro"... e non sui morti sul lavoro!

                          

....Intanto, lontano dalle tavole rotonde, si continua a morire. Oltre 1.049 (nel 2007)  storie senza appello di operai e muratori, falegnami e carpentieri, artigiani e agricoltori. In cantieri, fabbriche, aziende senza sicurezza. Dall'inizio del 2008 siamo già a 20 morti, 20.522 infortuni, 513 invalidi.

Si va al lavoro come soldati per un altro giorno in trincea. Sapendo che a sera il bollettino di guerra segnerà tre o quattro perdite. Sperando di scampare al bilancio di una tragedia infinita. Ogni giorno cadono dai ponteggi, scivolano negli scavi, vengono travolti dalle frane degli scavi, sono stritolati negli ingranaggi di macchine impazzite o travolti da esplosioni incontrollabili. Sono vittime del lavoro, morti bianche che sporcano di rosso la terra dei cantieri, gli androni dei capannoni, la coscienza di chi dovrebbe dare posti sicuri e invece risparmia sulla pelle dei dipendenti. 

Anche oggi quattro morti sul lavoro. Anche oggi un'altra brutta giornata.